domenica 27 aprile 2008

Il mare magnum del Pd

Ragionavo di recente con alcuni amici circa le varie componenti ideologiche, morali ed etiche che costituiscono il Pd. Mentre prima delle elezioni tali elecubrazioni mentali potevano essere del tutto astratte, ora, con i risultati del 14 aprile alla mano, si possono trarre alcune conclusioni.

La corrente denominata A Sinistra è stata in grado di catalizzare molti voti, che sarebbero finiti nelle mani della Sinistra Arcobaleno. Il difetto sta però nel fatto che coloro che si identificano in questa cordata (è una mania ultimamente) sono prettamente legati ad un pensiero socialdemocratico di vecchio stampo, differente da quella socialdemocrazia-liberale che caratterizza i partiti di sinistra delle grandi democrazie europee. Sul tema lavorativo, infatti, hanno una visione ancora antagonista nei confronti della media e grande imprenditoria e, pertanto, non sono assimilabili del tutto all'idea più moderna della sinistra europea (pensiamo al Partito Laburista inglese). Tanto per dirne una, il welfare state tanto amato nelle democrazie scandinave prevede una forte tutela delle classi dipendenti, ma non a discapito della flessibilità lavorativa, che viene invece osteggiata da gran parte della cordata più a sinistra del Pd.
Probabilmente questo comportamento è da imputare alla sopravvivenza del Pci fino ai primi anni '90. Il Pd è nato in parte dal vecchio Partito Comunista Italiano, che, sebbene negli anni '80 avesse già perso tutte quelle connotazioni che potevano definirlo comunista, è stato uno dei semi che nel giro di 15 anni ha dato vita al progetto di un forte partito moderato. Se pensiamo ai nostri cugini europei, vediamo che i grandi partiti socialdemocratici-liberali sono nati tutti da esperienze marxiste socialiste (e non comuniste), che sono state abbandonate prima degli anni '80 a favore di una politica più liberale. (Psoe, Pcf, Spd e Labour Party).
E' quindi logico che occorra un certo lasso di tempo (e un certo ricambio generazionale), perchè il Pd nella sua interezza abbracci filosofie più liberali, soprattutto su temi così sentiti, come è il lavoro.

Gli EcoDem, invece, provengono in larga misura dall'esperienza ambientalista e deludente (per loro) dei Verdi, anche se non più radicati su alcune idee intransigenti che caratterizzano ancora la SA. Certe questioni come l'utilizzo di rigassificatori, di termovalorizzatori o progetti edilizi di grande importanza quali la TAV o la Pedemontana vengono visti in modo meno critico.
L'ambientalismo, infatti, deve essere un ingranaggio del progresso, non il suo antagonista.
Il loro ruolo è stato fondamentale per affrontare contemporaneamente le tematiche ecologiste a fianco dello sviluppo tecnologico.

Il filone progressista degli ex Ds (Dalemiani e Fassiniani), pur con le loro diverse sfaccettature, è stato importante, proprio perchè in grado di traghettare un partito di sinistra al centro, pur mantenendo un forte legame con l'etica e la morale laica che contraddistingueva il vecchio partito. Penso che la vera anima del Pd sia stata rappresentata molto bene dagli ex-diessini progressisti, che hanno compreso quale debba essere il ruolo del Pd negli anni a venire.

Anche gli ulivisti (dsini e dlini) hanno significato molto per l'apertura del partito verso la società civile e l'istituzione di forme meno oligarchiche all'interno del partito (grazie, Romano!); pensiamo all'elezione del segretario o delle assemblee cittadine, provinciali, regionali e nazionale.
Hanno portato un modo nuovo di vedere e fare politica in Italia e penso che col passare dei mesi i cittadini possano capire l'importanza di un loro maggiore coinvolgimento nelle politiche di partito. Fondamentale è che questo continui ad essere percepito.

I popolari, di origine democristiana, che sono l'ala cattolica del Pd, dovrebbero essere lo specchio della società credente, ma profondamente laica e critica nei confronti delle numerose ingerenze clericali nel sistema politico italiano. Non è sempre così, ma sono stati di grande spinta per il partito.
Non ho ancora capito se accetteranno oppure no di entrare nel Pse; molti dei loro vecchi compagni di partito (Ulivisti ex-dlini) vedono positivamente la confluenza nel Partito Socialista Europeo, loro ancora no; forse perchè ancora troppo legati all'esperienza più centrista del Pde.
Ritengo, però, che sia necessaria una veloce scelta del proprio rappresentante in Europa, anche per chiarire a livello internazionale la posizione del nuovo soggetto politico.

Tra i cattolici si annida anche quel piccolo gruppo di democratici confessionali (i terribili TeoDem), che poco sposano i principi etici del Pd: una senatrice Binetti, che definisce gli omosessuali dei malati psichici, stona fortemente col resto del partito. Sono ormai mesi che mi domando come possa essere una nostra rappresentante presso la Camera Alta.

Tornando alla corrente cristiano-progressista, nonostante siano stati di grande aiuto per la svolta centrista, non posso dire che la loro presenza (più che azione) abbia portato molti voti. Nonostante i 180 parlamentari cattolici, infatti, il Pd non ha sfondato al centro.
Da quest'ultima analisi si evince che l'elettorato medio si è evoluto e decide a chi dare il proprio voto in funzione, non più dell'etica o della morale, ma dei programmi in tema di lavoro, ambiente e politica fiscale. Insomma il cittadino moderno è molto più pragmatico di quello di 20-30 anni fa.

Non mi si venga a dire, pertanto, che i 9 radicali siano stati i responsabili della schiacciante sconfitta elettorale. Forse c'è stata qualche perplessità nell'elettorato cattolico, e forse qualche voto l'abbiamo perso (o meglio: non l'abbiamo conquistato), ma non è stata certo la Bonino a determinare l'esito della partita elettorale.
I radicali sono una componente fondamentale per il Pd laico e progressista che vogliamo costruire; nessuno più di loro può essere considerato l'importatore di quei diritti che in Europa sono già garantiti da anni (testamento biologico, DICO, matrimonio e adozione per le coppie omosessuali).

In tema etico, infatti, un partito non deve inseguire gli elettori; è necessario intercettare i bisogni concreti dei cittadini provenienti da tutti gli anfratti della politica italiana, ma non essere moralmente multiformi per acchiappare voti sia a sinistra che al centro. Perderemmo di credibilità.
Se il nostro obiettivo sono uno Psoe spagnolo o un Labour inglese, ben venga la Bonino. Se c'è qualcuno di troppo nello schieramento, io guarderei più verso l'ala centrista del partito.

Bormio, Cortina e... Monza

Quando l'ho letta sul Giornale di Monza non ci volevo credere. Quando l'ho rivista su Il Cittadino ho pensato "la solita sparata giornalistica". Pochi giorni e ho dovuto accettare la triste realtà.
L'avvenieristica Variante Romani al Pgt di Monza è un incrocio tra il ridicolo e il grottesco. Un progetto che prevede una pista da sci al coperto presso le Vecchie Cave Rocca, come quella di Dubai per intenderci (qui, qui e qui), una delle cinque torri da ottanta metri previste per l'Expo alla Cascinazza e una tramvia sul Villoresi (???).
La Giunta Rom... ops... Mariani ha perso completamente il senno e nonostante il Sindaco (onorario) stia prendendo le distanze dalle (consentitemelo) minchiate del suo Assessore, presto (una manciata di mesi) la Variante approderà in Consiglio Comunale.

Ecco a cosa siamo giunti a solo un anno dalla sconfitta elettorale di Michele Faglia... ne mancano ancora 4!

venerdì 25 aprile 2008

Berlusconi around the World

Curioso e interessante questo post di Alessia; un giro per il mondo ad ascoltare le varie opinioni sul ritorno del Cavaliere alla guida dell'Italia. Leggetelo!

Sogno o son desto?

Questo è il Candidato Sindaco di Roma, che, dopo aver perso le Amministrative, farà parte del nuovo Governo assieme a loro?

La beffa

Dopo l'assenza a tutte le cerimonie ufficiali per il 25 aprile, ecco l'ultima news.

Twenty five

Il 25 aprile è una ricorrenza ormai radicata nell'animo degli italiani; anche se più come occasione per una gita fuori porta, che per il suo vero valore intriseco. Vabbè.
Oggi, però, non ci celebra solo la fine della guerra e la Liberazione dal Nazifascismo, ma anche l'inizio dell'era democratica per il nostro Paese.
Il 25 aprile, non è un giorno dedicato al ricordo, penso, piuttosto, che fruisca della memoria per rinsaldare i valori di libertà e democrazia che abbiamo cominciato a conquistare in quegli anni turbolenti. E' insomma un giorno che guarda al futuro, servendosi del passato; un giorno che ogni anno ci aiuta a continuare quel cammino intrapreso 63 anni fa.
In questo clima di Revisionismo storico occorre ricordare non tanto gli eventi che caratterizzarono quel tremendo biennio di occupazione Nazista; così si rischierebbe solo di rinfacciare all'una o all'altra fazione i crimini commessi dai nostri padri, anzi, dai nostri nonni. Il 25 aprile non è finalizzato a dividere, di nuovo e anacronisticamente, gli italiani in schieramenti e fazioni opposti; il 25 aprile deve unire, unire tutti, perchè ciò che dobbiamo ricordare è quello che abbiamo ottenuto in quel giorno di metà primavera del 1945: la libertà.
Un valore un po' diafano se non gli si danno le giuste connotazioni, se non si descrive cosa fiorisce da questo concetto un po' astratto. Libertà è quella di pensiero, di parola, di stampa, d'informazione; quella di manifestazione, di essere rappresentati, di essere uguali, pur essendo diversi; la libertà è un ossigeno di cui non possiamo fare a meno, nemmeno i neofascisti, che inneggiano al Ventennio dalle poltrone istituzionali, che proprio il Ventennio aveva cancellato.

Morire per il Nazifascismo non può e non deve essere paragonato al morire per la libertà, su nessun piano, in nessun luogo, in nessun tempo. I Martiri della Resistenza sono coloro che ci hanno regalato questo straordinario mondo che si chiama democrazia, in cui anche i loro oppositori possono esprimere la loro idea. Li voglio ringraziare, ricordare e invocare di nuovo, nel caso in cui quest'Italia dovesse prendere ancora una cattiva strada.
Riposino in pace tutti, tutti i Caduti della Resistenza Italiana.

Lapide ad ignominia








Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
Resistenza







giovedì 24 aprile 2008

"Adesso la fanno difficile. L'Unione europea deve aiutare le cose giuste e non creare difficoltà"

Così Berlusconi risponde alla richiesta di chiarimenti da parte dell'Ue sul prestito-ponte concesso ad Alitalia.

Gomma e ferro

Il trasporto pubblico su ferro in Lombardia non è eccezionale. Lo sappiamo. I treni hanno un ritardo medio di 10-15 minuti; nelle ore di punta i pendolari sono più stipati che accalcati nei vagoni; le condizioni igienico-sanitarie non sono delle migliori; i sedili spesso sono sfondati o sporchi.
Ieri, però, ho scoperto che tali mancanze di servizio non sono controbilanciate dal costo dei biglietti, a tal punto che ad un cittadino monzese conviene raggiungere Milano in auto anche dal punto di vista economico.
Ieri infatti ho fatto per puro caso due conti e... seguitemi...

Via Maroncelli (Monza) - Piazza Velasca (Milano) in treno e metrò
Costo biglietto (andata+ritorno): 3,20 euro.
Costo biglietti metrò (andata+ritorno): 2 euro
Tot: 5,20 euro
Tempo di percorrenza medio: 1 ora

Via Maroncelli (Monza) - Piazza Velasca (Milano) in auto e metrò
Consumo medio di benzina nella tratta (andata+ritorno): 7 litri/100 km
Distanza percorsa (andata+ritorno): 12 km
Costo medio benzina: 1,4 euro
Costo biglietti metrò (andata+ritorno): 2 euro
Tot: 4,32 euro
Tempo di percorrenza medio: 50 minuti

Differenza: 0,88 euro e 10 minuti in meno a favore dell'uso dell'auto


La domanda che mi pongo è: un cittadino è incentivato ad investire questi 90 cent al giorno sull'ambiente?
La risposta è scontata: la qualità del servizio è troppo bassa perchè il rapporto con il prezzo sia accattivante. I treni giacciono in condizioni di totale deperimento e non si fa nulla per migliorare le loro condizioni. Eppure la vera soluzione per l'inquinamento dell'Hinterland milanese sta proprio nell'incentivazione del trasporto pubblico, in primis quello su ferro.

Le politiche salvambiente della Regione Lombardia, come le domeniche a piedi o la sperimentazione della Panda all'idrogeno, oppure il ridicolo ecopass milanese mancano di progettualità, sono iniziative completamente scollegate l'una dall'altra; iniziative che mostrano un impegno che in realtà non c'è. Un piano serio per la sostenibilità ambientale nelle aree metropolitane va fatto, in primis, partendo da quelle risorse che già abbiamo sul territorio e che si possono potenziare; il trasporto pubblico è una di queste e mai come in Lombardia è necessario un forte intervento per la sua valorizzazione e incentivazione.

E' sparito un post

Ok, il mio blog non sarà il massimo, ma blogger è stato troppo severo stavolta. Scherzi a parte, presumo vi sia stato qualche problema tecnico. Riscriverò sull'argomento.
Purtroppo sono stati cancellati anche alcuni commenti.

mercoledì 23 aprile 2008

Non tutti sono d'accordo...

... con Alemanno. E' il New York Times, infatti, a descrivere le notti romane come alcune tra le più sicure e affascinanti d'Europa.

martedì 22 aprile 2008

Son contento

Son contento che la proposta Cacciari - Cofferati sia stata bocciata definitivamente. Nell'incontro milanese di ieri, infatti, si è preferito optare per la creazione di un coordinamento che affronti il Problema Nord, piuttosto che per la fondazione di un Pd Padano.
Un partito autonomo avrebbe solo creato confusione negli elettori e avrebbe compromesso le solide basi su cui stiamo (ancora) costruendo quello nazionale. Un'ulteriore struttura con le sue segreterie, il suo leader e i suoi direttivi, sarebbe stata solo un elemento di disturbo. Troppi incarichi. Troppa burocrazia. Troppi organi.
Dare importanza al Norditalia non significa clonare la Lega Nord (che, tra l'altro, non è una bella cavia) e mascherare le nostre mancanze con un partito che si definisce del territorio solo nel nome.
Lavorare in Lombardia e in Veneto significa rimboccarsi le maniche e scendere in mezzo ai cittadini (come fanno Pippo, Marta, Roberto e Giovanni,) per intercettare i loro bisogni, e farli diventare il carburante delle nostre segreterie regionali, provinciali e cittadine. Al vicentino o al bergamasco medio non gliene importa nulla del partito del nord, vuole semplicemente che i suoi problemi vengano tenuti in considerazione. Evitiamo sofismi inutili.

Air France no more

Air France ha lasciato il tavolo delle trattative. Via ai ringraziamenti.

Grazie ai Governi Berlusconi II e III, per essersi completamente disinteressati della crisi Alitalia.
Grazie ai leghisti, per aver visto nella cessione delle tratte di Malpensa l'oscura mano romana.
Grazie ai protezionisti del mercato italiano, che chiamavano svendita, la cessione di una compagnia che ha la liquidità necessaria per campare al massimo 30 giorni, esuberi per 5.000 unità (Air France ne prevedeva "solo" 2.100), che perde 1 milione di euro al giorno ed è stata costretta a mettere a terra numerosi aerei per non far degenerare ulteriormente la situazione.
Grazie al Berlusconi del marzo 2008, per aver millantato cordate italiane, sostenute da Banca Intesa, pronte ad acquisire Alitalia, nonostante Banca Intesa avesse più volte proclamato la sua estraneità al progetto e, a un mese e mezzo dalla suddetta dichiarazione, non vi sia alcuna domanda d'acquisto sul tavolo delle trattative.
Grazie al Berlusconi dell'aprile 2008, per averci fatto credere che Aeroflot sia pronta ad entrare nell'affare (ma mica non voleva stranieri?!). A che prezzo avverebbe tutto ciò? Potrei sospettare l'ingresso russo nel mercato italiano del gas? Massì, così diverremmo ancora più dipendenti dal Paese di Putin che potrà fare il bello e il cattivo tempo sulle tariffe e annientare del tutto il progetto di liberalizzazione.
Grazie a tutti, per aver costretto il Consiglio dei Ministri a licenziare un prestito ponte di 300 milioni di euro, necessario solo a trainare la compagnia fino a fine anno... e poi? Si vedrà...

lunedì 21 aprile 2008

sabato 19 aprile 2008

Dopo le elezioni ovviamente...

Roma, 19 apr. (Apcom) - Intesa San Paolo smentisce la ricostruzione fatta oggi dal Messaggero secondo cui l'istituto sarebbe alla guida di un gruppo di banche per il 'salvataggio' di Alitalia. Un portavoce dell'istituto definisce infatti "destituite di qualunque fondamento ipotesi e ricostruzioni riferite ad Intesa Sanpaolo contenute nell'articolo in questione", con il titolo "Airone, banche e imprenditori: ecco la cordata italiana".

"In merito alla vicenda Alitalia - prosegue il portavoce - per Intesa Sanpaolo non c'è nulla di nuovo rispetto a quanto dichiarato ripetutamente e anche recentemente dai vertici dell'Istituto".

venerdì 18 aprile 2008

Una fetta di torta? Sì, ma quale?

Bossi vuole quattro Ministeri e la Regione Lombardia. Fini non è d'accordo e mette il suo veto. Berlusconi dice che deciderà lui, da solo. MpA non si sottrae alla lotta per i dicasteri. Il Cavaliere ribadisce che la squadra di governo sarà composta al massimo da 13 persone (compreso il Presidente). Castelli dichiara che il Governatore della Lombardia debba rimanere dov'è, mentre sembra che Formigoni sia indeciso tra la Presidenza del Senato, il Ministero dell'Istruzione oppure concludere il mandato al Pirellone. Siamo alle solite.

mercoledì 16 aprile 2008

Vendetta riuscita male?

Nella prima settimana di aprile dichiarai ai giornali locali l’intenzione di raccogliere delle firme per sensibilizzare l’Amministrazione Centrale circa il rischio che i pedoni corrono in via Amendola a causa della velocità sostenuta del traffico veicolare. Una quisquiglia che non avrebbe trovato sfogo in questo blog se non fosse capitato un evento alquanto strano, che, tanto per cambiare, vede protagonista l'Assessor Mangone.
Otto giorni più tardi, infatti, il Giornale di Monza dedicava anch’esso uno spazio all’iniziativa, affiancandoci, però, un altro articolo che riporto per intero:

«Il consigliere Lamperti può stoppare sul nascere la petizione. La realizzazione di un dosso in via Amendola è già inserito nell'elenco degli interventi del quartiere e i lavori partiranno la prossima settimana».
La voce allegra dell'assessore alle Opere pubbliche Osvaldo Mangone risuona nella cornetta. Per una volta Centrodestra e Centrosinistra hanno individuato lo stesso problema e pensato un'identica soluzione. E la petizione annunciata dal capogruppo di Città Persone alla 2 è solo la conseguenza di una mancanza di comunicazione o di una lettura poco attenta, versioni opposte a seconda del punto di vista, dei documenti concernenti le opere da realizzare nel quartiere Amati.
«L'opera è inserita nell'elenco e tra poco partiranno i lavori - ha spiegato - Attualmente gli operai stanno concludendo un intervento in via Costa e già dalla prossima settimana potrebbero trasferirsi in via Amendola. Qui è prevista non solo la realizzazione di un attraversamento pedonale protetto nei pressi della chiesa, ma anche la sistemazione dei marciapiedi e il rifacimento dell'impianto di illuminazione. Mi auguro che Lamperti, che apprezzo per l'impegno che mette in politica, abbia l'onestà di riconoscere i nostri sforzi e di dirci "bravi"»

Per tirare le fila: l'Assessore Mangone ha dichiarato che l'opera era già nell'elenco dei lavori da eseguire in via Amendola.
Peccato che durante l’ultima adunata della Commissione Viabilità, Traffico e Strade, sollevai il problema e chiesi al Coordinatore di Fi Christian Magni se fosse necessario, o comunque d’incentivo, raccogliere delle firme per l’installazione di un dosso o di un attraversamento pedonale sicuro in via Amendola. La risposta fu affermativa e, così, dopo aver controllato sul piano delle OO.PP. 2007-2009 che non vi fosse alcuna menzione ad un intervento specifico sulla via Amendola, lanciai l’iniziativa per lunedì 21 aprile.

Il giorno 8 aprile sul sito del Comune di Monza apparve un documento, che prevedeva di iniziare nel periodo aprile-maggio in via Amendola e in via Costa la formazione di nuovi marciapiedi e l’asfaltatura della strada con una nuova illuminazione pubblica.
Purtroppo non figurava ancora la messa in sicurezza dell’attraversamento in prossimità dell’Oratorio di Sant’Ambrogio e, così, il giorno successivo rinnovai al giornalista del Giornale di Monza la mia intenzione di proseguire con l’iniziativa.

La sorpresa ha fatto capolino ieri, in seguito alle sopraccitate dichiarazioni dell’Assessore al Giornale di Monza: come mai, infatti, non si trova traccia dei documenti legati a quel progetto e di cui nemmeno il Coordinatore della Commissione Circoscrizionale di Fi ne sospetta l’esistenza?
Presso l'Ufficio Strade ho trovato la risposta: non c'è ancora alcun progetto. Solo settimana prossima sarà completato e, dunque, reso pubblico. Nel sunto fattomi da un tecnico sembra che, nonostante il famoso dosso non appaia su alcun documento, farà parte del progetto. Eppure non c'è traccia di questo nemmeno nel file pubblicato sul sito del Comune di Monza. Che cosa strana... molto strana...
Strana anche perchè l'Assessore Mangone era rappresentante di lista per il Pdl proprio nel mio stesso seggio, il giorno prima che pubblicassero le sue dichiarazioni, eppure non mi fece alcun accenno o riferimento a via Amendola. Strana perchè fu proprio lui a voler rilasciare al GdM (e non viceversa) la sopraccitata intervista.

Abbiamo davvero avuto la stessa idea nel medesimo momento? Perchè tutta questa segretezza allora? E perchè mentire dicendo che l'opera era già in progetto, facendomi fare così la figura del disinformato? Non c'entreranno mica le numerose e incalzanti interpellanze presentate da me nei mesi scorsi? Mmm... il sospetto si insinua...

Vabbè... almeno mi sono risparmiato una mattinata a raccogliere firme ...

L'altro lato della medaglia

E' vero, abbiamo perso: ci aspettano cinque anni di Berlusconi. Vediamola anche in modo meno negativo, però: abbiamo 5 anni per strutturare meglio il Pd, 5 anni in cui l'Italia avrà un Governo solido, con Berlusconi Premier, ma solido e per il bene del Paese è meglio questo che il Senato diviso a metà.
Berlusconi ha dichiarato di voler collaborare con il centrosinistra per le riforme e che non ripeterà gli errori fatti nel lustro 2001-2006. Dai, forse non va così tanto male come si pensa.
La campagna elettorale è finita: riponiamo le bandiere e facciamo il possibile per trovare soluzioni adatte a risollevare il Paese insieme al nuovo Governo.

Grillo?

Che fine ha fatto? Starà organizzando il V2-Day penso...
Ho la sensazione che parteciperà molta meno gente rispetto a quello dell'8 settembre, viste le alte percentuali sull'affluenza alle urne.
Complimenti agli italiani: la partecipazione democratica è importante per il Paese ed è l'unico strumento che i cittadini hanno per far valere le loro ragioni.

martedì 15 aprile 2008

Il giorno dopo...

Sono passate ormai 24 ore dalla sconfitta elettorale e, nonostante non abbia ancora metabolizzato del tutto i risultati elettorali, posso dirmi sufficientemente sereno per tentare un'analisi.

E' fuor di dubbio che la coalizione guidata da Veltroni è stata battuta nettamente sia alla Camera che al Senato, con una distanza di 8-9 punti percentuale da quella guidata da Berlusconi (sì, l'ho detto: la campagna elettorale è finita), ma non si può affermare che il progetto del Pd sia risultato fallimentare. Nel 2006 l'Ulivo alla Camera prese 11.928.362 preferenze pari al 31,3% dei voti, al Pd sono stati dati 12.092.998 di voti pari a 33,2 punti percentuale. Considerando che l'affluenza alle urne è calata del 3,1% il risultato può dirsi più che buono: i consensi sono aumentati di più di due punti percentuali. Gli italiani si riconoscono più ora nel Pd, che due anni fa nell'Ulivo.
Il risultato confortante arriva (per assurdo) dal Nord dove in tutte le Regioni abbiamo avuto una percentuale di consensi nettamente superiore a quella del 2006 e in molti casi l'aumento di fiducia nel centrosinistra è valutabile anche in termini di numero di voti, nonostante ci sia stato un netto calo dell'affluenza.

Il progetto del Pd, insomma, è piaciuto agli italiani, ha avuto successo; purtroppo non è stato quello sperato, ma c'è tempo. Abbiamo cominciato ad innovare il centrosinistra solo negli ultimi sei mesi: dalla semina al raccolto intercorre un certo tempo; ora occorre fare molta politica sul e per il territorio (al Nord soprattutto), così che fra cinque anni potremo vedere risultati migliori, molto probabilmente più che sufficienti a darci la possibilità di andare al Governo del Paese.
A fianco del risultato del Pd c'è quello del Partito di Di Pietro che di fatto ha raddoppiato i consensi di due anni fa: alla faccia dell'odiato partito giustizialista. Il bisogno di giustizia e legalità in Italia sta crescendo: ricordiamocelo!

Berlusconi ha vinto e perso allo stesso tempo. Vinto come leader di coalizione, ma perso come leader del Pdl, che come somma di FI+ An non ha ritrovato i vecchi consensi, soprattutto al Nord, dove si registrano cali del 5-6% con punte del 9% per l'asse Fini-Berlusconi. Una prova negativa, insomma, per il nuovo movimento/alleanza/futuro-partito-unico del centrodestra, che in molti casi ha dovuto accontentarsi del secondo gradino sul podio, dietro al Pd o alla Lega Nord, la vera vincitrice di queste elezioni.
La Lega ha, infatti, più che raddoppiato, se non triplicato, i consensi, mettendo in campo 60 deputati e 25 senatori, che di fatto terranno in pugno il governo Berlusconi.
Il voto alla Lega è un voto che deve essere studiato e interpretato correttamente. Per quanto ne dica Maroni (a Ballarò), non è stato solo un voto di fiducia verso il partito che più (al Nord) è sentito vicino agli elettori, ma anche un'espressione di rabbia e di insoddisfazione nei confronti del l'attuale sistema politico.
Il Pd è stato in grado di interpretare abbastanza bene i bisogni della "Padania", ma non è stato in grado di comunicarli.
A mio avviso, un abbozzo c'è comunque stato, ma occorrono anni per poter raccogliere consensi in una terra così difficile per il centrosinistra; farlo in 3 mesi era una missione impossibile. Ci abbiamo provato e qualcosa abbiamo ottenuto; ora ci si rimbocca le maniche e si continua a lavorare tra la gente, come fa la Lega, senza armature e fucili, però.

L'Udc si è salvato in corner con 3 senatori e 36 deputati: i miei complimenti a Casini, che, nonostante fosse schiacciato da Pd e Pdl, è riuscito a salvare il suo piccolo partito e in Sicilia ha ottenuto il solito ottimo successo.
La Destra ha affascinato qualche nostalgico, ma non brilla e si ferma a poco più del 2%.
Fuori dal Parlamento, ma non dalla politica: a mio avviso, avranno ancora molto da dire in futuro.

Il risultato che ha fatto più notizia, però, è stato quello della Sinistra Arcobaleno, che a livello nazionale non ha superato lo sbarramento alla Camera del 4% e in nessuna regione quello al Senato dell'8: nessuna rappresentanza parlamentare per i gruppi della sinistra postcomunista. Evento mai accaduto da che esiste la Repubblica e che ha riempito le pagine dei quotidiani di tutto il mondo.
Sono stati diversi i fattori a determinare il collasso. In parte è stato l'appoggio al Governo Prodi che ha portato i partiti neocomunisti a rinunciare alle proprie caratteristiche che, anche se vetuste, erano fortemente identitarie; in parte le assurde manifestazioni di piazza contro un Governo di cui la SA faceva parte.

Partiti con una storia così grande come quella del Prc, Pci e Verdi dovranno rinunciare ad un così grande strumento mediatico come è quello del Parlamento. L'attività extraparlamentare non è facile e paga poco in termini di consensi e per un Prc in caduta libera (aveva ottenuto il doppio da solo, due anni fa) non sarà facile pensare ai prossimi appuntamenti elettorali: un partito che non riesce ad entrare in Parlamento è poco appetibile per gli elettori, che, probabilmente, preferiranno polarizzare ulteriormente i loro voti, seguendo il principio del voto utile.

Tornando al Pd, penso che la sconfitta non sia stata così drammatica alle Politiche quanto quella alle Regionali in Sicilia e Friuli.
Nella prima non si sperava nella vittoria, ma un distacco del 35% tra Lombardo (MpA) e Finocchiaro è critico. In Friuli la sconfitta è stata meno pesante (quasi 8 punti di differenza), ma Illy, da indipendente, ha governato per 10 anni in modo irreprensibile ed è stato il politico che più ha capito i problemi del centrosinistra al Nord, eppure l'effetto traino delle Politiche è riuscito a travolgere anche lui: tragico!

Rimbocchiamoci le maniche e al lavoro!

Orgoglioso di averlo sostenuto

giuseppe civati, candidato Pd

lunedì 14 aprile 2008

Chi?

Chi è che sosteneva la tesi che la Sinistra l'Arcobaleno potesse superare lo sbarramento dell'8% al Senato in Lombardia?
Non è riuscita neanche a raggiungere il 4% per entrare alla Camera!

Times

Silvio Berlusconi tonight headed for his third term in office after projections in Italy's general election gave him and his centre-Right allies a clear lead in the Senate as well as in the Lower House.

Walter Veltroni, leader of the centre Left, conceded defeat, saying "The Right will govern". But he said Mr Berlusconi owed his victory to his alliance with the separatist Northern League, which made an unexpectedly strong showing.

Mr Veltroni said he had telephoned Mr Berlusconi to congratulate him. "As is customary in all western democracies, and as I feel it is right to do, I called the leader of the People of Freedom, Silvio Berlusconi, to acknowledge his victory and wish him good luck in his job," Mr Veltroni said.

In his first comment Mr Berlusconi said in a phone call to a television election programme that he was "moved by the trust placed in me" and "ready for dialogue with the opposition" on reforms. He said Italy faced "difficult times", and his immediate priorities included a resolution of the Naples rubbish crisis and the future of Alitalia.
Related Links

* Great Seducer woos Italian voters again

* Rival is butt of Berlusconi's jokes

Official projections gave Mr Berlusconi and the centre Right 45.7% in the Lower House, or 340 seats, with 38.9% for Mr Veltroni and the centre Left, translating into 241 seats. In the Senate Mr Berlusconi's "People of Liberty" alliance was projected to have 46.8% to 37.9% for the Democratic Party, a fusion of liberals and former Communists, which if confirmed would give the Right 163 seats and the Left 141.

The result for the first time gives Italy a bi-polar Parliament dominated by Centre Right and Centre Left blocs, with several smaller parties excluded.

The last Government, a ten-party, centre-left coalition led by Romano Prodi, had a one-seat Senate majority and survived for only 20 months of its five-year term. Mr Prodi is bowing out of politics and has handed the leadership of the centre-Left to Mr Veltroni who, in a move designed to reassure many middle-class Italians, decided not to include the far-Left and the Greens in his alliance.

Analysts noted that the Northern League had performed unexpectedly well and would push for a powerful presence in any Berlusconi government. By contrast the Rainbow Alliance of Communists and Greens performed poorly.

Both Mr Berlusconi and Mr Veltroni vowed to cut taxes, reduce Italy's huge public debt and liberalise the public sector. A lacklustre campaign was enlivened only towards the end by Mr Berlusconi's reversion to typically extravagant remarks and promises. Most Italians weary of squabbling self serving politicians and chronic political instability turned out to vote with little enthusiasm.

Italians doubt whether the next government — the 62nd since the Second World War — will be able to reverse economic decline, stimulate investment, introduce deregulation and stem price rises for basic foods such as pasta and bread.

Symptoms of decline include the rubbish crisis in Naples, and the associated health scare over tainted buffalo mozzarella, as well as the faltering sale of the state airline AlItalia. Mr Berlusconi helped to undermine a bid by Air France KLM by advocating an "all-Italian" bid which has yet to materialise. One recent survey indicated that 51.4 per cent of Italians "feel worse off" today, compared with 36 per cent a year ago.

Mr Berlusconi, mocked by the Left for his efforts to disguise his height, age and receding hairline, has been implicated in a string of corruption investigations. He ran up a budget deficit equal to 4.4 per cent of gross domestic product (GDP) during his last period in office.

That made his victory all the more remarkable. At 71 he was written off by his critics as too old, too prone to vulgar gaffes, too wedded to vested interests and too dogged by corruption allegations to be the leader chosen by Italians to reverse the country’s economic and social decline.

Many will have been persuaded by the anti-Veltroni points Mr Berlusconi hammered away at in the campaign - that Mr Veltroni is a former Communist, that when mayor of Rome he posed with film stars but failed to tackle illegal immigration and urban degradation, but above all that he was associated with the government of Romano Prodi, during which Italy was overtaken by Spain economically and rubbish piled up uncollected in the streets of Naples.

It was a vintage hustings performance by Mr Berlusconi, who began as a cruise ship entertainer, made a fortune in property development in Milan and then in television before entering politics in 1994 to revive the centre-Right after the collapse of Christian Democracy and “save the country from the Communists”.

For many middle class Italians, fear and loathing of the Left proved stronger in this election than doubts about Mr Berlusconi and his more dubious allies such as the separatist Northern League. They forgave his gaffes in the closing stages of the campaign: his assertion that right wing women were more attractive than those on the Left, his description of Francesco Totti, the revered captain of AS Roma, as “out of his mind” for backing the Centre Left candidate for mayor of Rome, and his praise of a convicted mafioso who was once on his staff as a “hero”.

Mr Veltroni, who at 52 is 20 years younger than Mr Berlusconi, was thought to have closed the gap partly because of his effective performance on television and at rallies in calling for change and a break with the past, and partly because Mr Berlusconi's attempt to project a more sober, elder statesman image was undermined by characteristic gaffes on the last lap.

Mr Veltroni's chances , however, have been hampered by his Communist past, of which Mr Berlusconi reminded voters repeatedly. He also sent a campaign booklet to all households in Rome saying that, as Mayor of Rome, Mr Veltroni had failed to tackle illegal immigration and urban degradation.

But Italians know that — as one of his aides put it during the campaign — Mr Berlusconi tends to “say the first thing that comes into his head”. During his last period in power, from 2001 to 2006, he compared a German MEP to a “kapo” in a Nazi concentration camp, and suggested that the Danish Prime Minister should have an affair with his wife, the former actress Veronica Lario, because he was good looking.

He later had to apologise to his wife publicly for flirting openly with voluptuous television showgirls, offering to run off with one and marry another. When Tony and Cherie Blair visited him at his villa in Sardinia he wore a jaunty piratical bandana to hide a hair transplant. He told another visitor — Boris Johnson, then Editor of the Spectator — that Mussolini had been a benign dictator who did not murder opponents but sent them “on holiday” (that is, into exile).

After losing power to Mr Prodi in 2006 he refused at first to step down, alleging voting “irregularities”, and retreated back to Sardinia, where he staged a fake volcanic eruption during a fireworks party and was photographed with yet more showgirls from his Mediaset television empire. He denied he intended to form “the People of Liberty” from his Forza Italia and the Far Right Alleanza Nazionale — then proceeded to do precisely that after Mr Veltroni formed the Democratic Party.

During the campaign he referred to his short height (he wears stacked heels), claiming he was taller than either Vladimir Putin or Nicolas Sarkozy. The magistrates who have repeatedly invesitaged him for corruption, he said, should have regular mental health checks. Accused of failing to revive Italy’s economy when he was in power, leaving it with near zero growth and a huge deficit, he blithely deflected the blame onto Mr Prodi. In the campaign he waved the nationalist and protectionist flag, sinking the Air France KLM bid for the near bankrupt Alitalia by vowing to put together an all Italian consortium - which never materalised.

He has been mercilessly mocked for his cosmetic surgery and perma tan, his empty promises, his male chauvinism. Yet he bounces back — and although Mr Veltroni claimed Mr Berlusconi looked “tired” during the campaign he showed extraordinary energy and infectious optimism. He is still the dominant figiure on the Italian political stage while other European leaders - Tony Blair, Jacques Chirac, José Maria Aznar, Gerhard Schröder — have all gone.

The next stage, it is rumoured, is for him to stand for election as head of state. Many Italians, it seems, remain seduced by his promise to make them as rich as he is — and his entertainment value. What he has to prove however is that he can use his last term of office to do what he failed to do last time, and generate growth, raise productivity, encourage investment, tackle the crippling bureaucracy, nepotism and organised crime — and give Italy hope.
Se non l'avete capito, ci prendono in giro...

domenica 13 aprile 2008

8-9

Ecco a voi il nuovo governo Zapatero: 8 uomini e 9 donne

¡Si, se puedes!

sabato 12 aprile 2008

Buonanotte all'Italia

Domani si vota. Buonanotte!

Cultura Democratica

Titola così l'ultimo post di Roberto Rampi, il Vicesindaco di Vimercate. Post che denuncia ciò che è accaduto stanotte, mentre i democratici dormivano sonni tranquilli nel silenzio pre-elettorale: i militanti del Pdl vimercatese hanno strappato tutti manifesti del Pd e delle altre forze politiche.
Questi sono coloro che si candidano a governare il Paese, questi sono coloro che parlano di libertà e democrazia.
Vergogna!

Vota...

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Si può, anzi, si deve fare!

Chi non vive la politica sulla propria pelle non può capire la passione, la soddisfazione, ma anche il divertimento che si provano durante una campagna elettorale come questa.
Sono state le mie prime politiche, le prime che ho vissuto sul campo, a fianco dell'amico Civati, candidato alla Camera dei Deputati.
Sono stato fortunato: sono state le prime elezioni nazionali in cui il centrosinistra ha messo in campo un partito nuovo non solo nel nome, ma anche negli intenti e nei progetti.

Tutto iniziò quella piovosa (qui a Monza) sera di gennaio, quando il Senato negò la fiducia al governo Prodi. Il Pd, allora, era quotato attorno al 29% e il neonato Pdl al 43%; Veltroni, però, stava incominciando a prendere quelle grandi decisioni che avrebbero influenzato non poco le settimane a venire: la separazione dalla Sinistra Radicale, il filtro anticondannato sulla selezione dei candidati, l'unico gruppo parlamentare...
Sembra passata un'eternità: fino a quel giorno avevamo solo costruito quel nuovo partito che solo da quel momento avremmo cominciato a vivere...

Se penso ai primi indecisi che ho affrontato: che disastro! Poi, però, ci ho preso la mano e sono riuscito a convincerne quasi 10 (2 con l'aiuto di Pippo)...
Quanta colla mi è cascata in testa mentre attaccavo i manifesti... Se avessimo avuto uno strumento più consono di una scopa, avrei evitato la tintoria per quel maglione blu... e i volantini? Talmente tanti che me ne rimangono ancora un centinaio in camera, proprio sotto la scrivania...
Gli appuntamenti elettorali sono stati così tanti che ho faticato a incastrarli con gli impegni lavorativi e universitari, infatti sono settimane che non metto più piede al Politecnico.

Nel frattempo Walter continuava il suo fantatico percorso di innovazione: il giro dell'Italia Nuova, le 3000 persone a Monza, le 100mila di ieri a Milano, i sondaggi sempre più favorevoli, l'entusiasmo crescente e un avversario che sembra proprio volerle perdere queste elezioni.

Siamo così arrivati ad oggi, 12 aprile ore 2:20: siamo nelle 24 ore precedenti all'apertura dei seggi. Tutto tace. Ed è in questo silenzio pre-elettorale che lentamente si corrode lo zoccolo duro degli indecisi: chi va di qua e chi va di là e, in questo caos calmo di un sabato piovoso, molti italiani decideranno il destino dell'Italia: dovrà ancora essere legata per qualche tempo alla vecchia politica o dovrà abbracciare subito il nuovo che inevitabilmente avanza?

Anche se verremo sconfitti, non ci dispereremo, perchè il futuro siamo noi: una vittoria di B sarebbe solo l'ultimo sussulto del passato, in agonia ormai da più di 15 anni.

I sondaggi non possono più essere divulgati da quasi 14 giorni, ma voci certe sostengono che alla Camera la distanza si aggira attorno al 2% e al Senato, alla peggio, finisce alla pari. Si può fare insomma!

Ora andiamo a vincere!

venerdì 11 aprile 2008

The last video

Ultimo video della campagna elettorale (con Ermete Realacci): il 13 e il 14 aprile andate a votare!

Riassumendo...

Spiega che si tratta di «un'ipotesi di scuola», perché con Giorgio Napolitano non ha avuto il «minimo contrasto». Ma sulla possibilità di concedere la presidenza di una Camera al Pd in caso di vittoria elettorale, Silvio Berlusconi risponde che allo stato attuale non sarebbe possibile. «Al momento non si può chiedere a noi di rinunciare a una carica istituzionale quando tutte le altre sono nelle mani della sinistra - spiega il leader del Pdl. - Credo quindi che in questa situazione sarà difficile». Ma sono le affermazioni succesive a provocare una raffica di reazioni: «Se tuttavia, avendo loro anche il Quirinale, il Presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche pensare di dare una Camera all'opposizione. Ma questo - sottolinea Berlusconi - è un puro esempio di scuola. Io porto stima al Presidente della Repubblica, con cui non ho mai avuto un minuto di contrasto. Da lui - aggiunge il leader del Pdl - ho sempre avuto una accoglienza molto rispettosa, e credo che la stima che gli porto sia ricambiata» .
«I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione». Lo ha dichiarato il senatore Marcello Dell'Utri in un'intervista rilasciata a Klaus Davi per KlausCondicio, il primo contenitore di approfondimento politico in Rete, in onda su YouTube.
PENTITI - «Posso dire di conoscere quasi tutti i pentiti di mafia, ma oggi faccio fatica a individuarne uno sano, anche se ce ne saranno» ha aggiunto Dell'Utri. «Non bisogna però scordare - aggiunge il senatore di Forza Italia - quelli che vengono tirati fuori per essere incisivi durante un processo importante, per poi essere dimenticati dallo Stato quando non servono più, a rischio della propria vita».
«MANGANO E' UN EROE» - «Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all`ergastolo, è morto per causa mia. Mangano - ha poi aggiunto Dell'Utri - era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e il presidente Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E` un eroe, a modo suo».
MOGGI - Poi Dell'Utri è intervenuto anche su Calciopoli. «Moggi è una persona simpaticissima e sono convinto che le presunte manovre che gli vengono attribuite non siano vere. Le accuse sono nate dal suo grande successo. Moggi aveva organizzato bene le cose e così sarebbe stato ancora per molti altri anni. Il successo non è risparmiato nè perdonato a nessuno, neanche a Moggi».
Lasciando il Colosseo a un militante che gli chiede se ha visto il manifesto di Totti che sostiene Rutelli, Berlusconi replica: "Quando uno non ci sta con la testa, non ci sta".

"Per risolvere la precarietà? Basta sposare mio figlio o un milionario". Silvio Berlusconi, ospite al Tg2, risponde con una battuta alla domanda di una giovane studentessa.
«Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte». È con queste parole che il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, ha spiegato il senso della candidatura di Giuseppe Ciarrapico, il controverso imprenditore ciociaro che con la sua discesa in campo da due giorni sta agitando le acque nel centrodestra.
Berlusconi: “Il programma della sinistra è carta straccia”
In un comizio a Milano, Berlusconi strappa dei fogli che rappresentano il programma del partito di Veltroni.

Berlusconi:"Se fanno i magistrati è perché sono diversi dagli altri! Fare i giudici è da disturbati mentali"

«l'editto bulgaro è una delle grandi menzogne. Io non ho mandato a casa Santoro. Ho soltanto detto a Biagi e Santoro di non fare un uso criminoso della tv, cosa che Santoro continua impunemente a fare».

Altre due cosette sul voto utile (accidenti)

Stavo per scrivere qualcosa a proposito, ma Pippo è sicuramente più autorevole di me in materia:
Ogni dieci secondi mi arriva una email sul voto utile per Sinistra Arcobaleno al Senato. Peccato che non arrivi all'8%, come ho cercato di spiegare. Aggiungo però due cosette piccole piccole: se vale il discorso del voto utile, allora Sinistra Arcobaleno dovrebbe far votare Pd alla Camera, perché se vince il Pd i deputati del Pdl sarebbero molto meno (o il ragionamento vale solo per i senatori?!). C'è qualcuno della Sa che me lo spiega? Perché non mandano in giro un'email nella quale scrivono: se prendiamo l'8% al Senato, il Pdl avrà quattro senatori in meno; se votate Pd alla Camera, il Pdl ne avrà settanta in meno. Che ve ne pare?

www.civati.splinder.com


FATE GIRARE. SI VINCE.

Se po fàa






L'endorsement di Zapatero!

Milano, 100mila persone

5 amici... con i quali fin dai primi anni di liceo ho potuto vivere la passione politica, prima da liberale montanelliano e poi da DSino.
18:30 l'appuntamento, il primo di noi arriva alle 18:45: siamo alle solite. Si sceglie ovviamente la macchina meno capiente: una Picanto verde-Pd. Si fa l'appello: Niko, Morris, Caste, Io, Trizzo e il cd di Jovanotti con 19 tracce uguali (Mi fido di te, ovviamente). La Democratic car è pronta!
Come al solito il luogo della partenza coincide con via Sempione 21, sede della nostra vecchia scuola: il Paolo Frisi.
Le bandiere si inzuppano fuori dal finestrino a causa della pioggia e al mio "Mi si cancella l'autografo di Walter, porca miseria!" risponde un corale V, che mi convince a tenere fuori comunque il tricolore targato Partito Democratico.
A San Rocco inizia il primo dibattito: arriviamo fino a Milano in auto o solo a Sesto? Io opto per Milano-Cadorna, qualcun altro no; il serbatoio quasi vuoto ci obbliga ad optare per Sesto Marelli e, dopo i numerosi endorsement ricevuti lungo il tragitto da comuni cittadini, ci infiliamo in metrò.
Saltiamo fuori in via Vittorio Emanuele, di fianco al Duomo e lì c'è Guada (il 6° amico) ad aspettarci. Dopo i necessari panzerotti da Luini, ci avviamo verso il palco. Non c'è molta gente. Colpa della pioggia. "Non si supereranno le 50mila persone" dico io, ma nel giro di 15 minuti vengo smentito da 100mila democratici che invadono Piazza del Duomo.

Veronesi è accolto dai suoi concittadini con un tripudio di bandiere e applausi. Parla di scienza, di giovani e di laicità, con una prontezza di spirito che raramente si possiede a 70 anni, figuriamoci ad 82.
Il testimone passa a Colaninno Iunior che parla di produttività e lavoro nella città capoluogo di una delle regioni più ricche d'Europa; lo fa con semplicità, lo fa equiparando il ruolo dei lavoratori dipendenti a quello degli imprenditori, perchè entrambi sono necessari per la tanto agoniata distribuzione della ricchezza. Un novello Menenio Agrippa che convince il popolo milanese. Convince persino quel vecchio comunista [ironico] di Armando, buon amico che vedo con la coda dell'occhio battere le mani con vigore al giovane imprenditore.

Alle 20:45 il microfono passa a Walter Veltroni, accolto da 5 minuti di applausi, che per più di un'ora e venti terrà incollati gli occhi di più di 100mila persone su di sè, senza annoiare, senza che nessuno si distragga.
Tocca tutti gli argomenti che ha trattato nelle 109 province visitate. Importanti sono le lodi riservate ad Enzo Biagi (le cui figlie sono sul palco), a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a Gerardo d'Ambrosio e Umberto Veronesi.
Così, mentre dall'altra parte si definisce Mangano un eroe, coglioni gli elettori del Pd, malati di mente i magistrati e ci si presenta con le armature sui palchi di Pontida inneggiando alla lotta armata, noi, più sobriamente, chiediamo di non scegliere un partito, ma di scegliere per il cambiamento, il cambiamento dei modi e dei mezzi della politica. Siamo l'inevitabile futuro.
Una probabile vittoria di B sarebbe solo in grado di procrastinare di qualche mese, al massimo di qualche anno, l'innovazione che avanza e di cui noi, in questo momento, siamo i soli portatori. Un ultimo sussulto, insomma, di quella politica che tanto ci ha deluso.

Questa non è stata soltanto una campagna elettorale: è stata una battaglia, un duello, un confronto tra passato e futuro.
Il Pd non è solo un movimento politico, ma anche un movimento culturale, che ha in sè la voglia di migliorare il Paese. La nostra vittoria (il 14 aprile o tra qualche anno) segnerà il confine tra la vecchia e la nuova Italia, perchè il cambiamento che noi abbiamo iniziato permetterà di innovare anche la classe politica avversaria e quando ciò avverrà, potremo finalmente confrontarci con quella serenità che non possiede B&Co.
Sento che è possibile, sento che si può fare, sento che è inevitabile...


Yes, we can...

Gordon Democratico






mercoledì 9 aprile 2008

Seconda Puntata

Ci hanno fatto anche il video...

Exit Poll di Repubblica

Repubblica ha già preparato la pagina per gli exit poll (qui). Peccato che io sarò al seggio a fare il rappresentante di lista del Pd (ovviamente) dalle 14:30 di lunedì in poi...

Un impegno di lealtà repubblicana per B? Sì, ciao...

Caro Berlusconi,
mi rivolgo a lei perché penso si debba condividere, da italiani prima ancora che da candidati alla guida del Paese, una sincera preoccupazione, resa tale da recenti atti e dichiarazioni politiche. E perché credo sia giusto e doveroso assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di lealtà repubblicana.

Non penso ovviamente agli aspetti legati ai nostri programmi di governo. Questi sono, e devono essere, distinti e alternativi, lasciati al libero confronto politico, come avviene nelle grandi democrazie. Saranno gli italiani a giudicare la bontà delle nostre proposte, la loro concretezza, la loro attuabilità. E chi guadagnerà un solo voto in più, è la mia convinzione che voglio ribadire ancora una volta, avrà il compito e l'onore di governare l'Italia, sulla base proprio del suo programma.

L'impegno che le chiedo e che io sono in grado di assumere con assoluta determinazione riguarda altro, riguarda di più, perché ha a che fare con la vita, l'identità e le istituzioni del Paese; con le basi stesse della nostra convivenza civile, con i valori che la presiedono e che in sessant'anni di storia repubblicana hanno permesso all'Italia di diventare la grande nazione che è, uno dei pilastri della nuova Europa.

Le chiedo allora se è disposto a garantire formalmente e in modo vincolante che lo schieramento da lei guidato, quale che sia il suo futuro ruolo, di opposizione o di maggioranza, non verrà mai meno in alcun modo e rispetterà sempre con convinzione questi quattro fondamentali principi: la difesa dell'unità nazionale, che è il bene più prezioso che abbiamo, il legame che ci fa sentire italiani e orgogliosi di esserlo; il rifiuto di ogni forma di violenza, attuata o anche solo predicata, e per questo portatrice di divisione e di odio; la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della nostra Costituzione, fedeltà che non solo non contraddice, ma dovrà guidare, ogni impegno di adeguamento della seconda parte della Carta; il riconoscimento e il rispetto della nostra storia, della nostra identità nazionale e dei suoi simboli, a cominciare dal tricolore e dall'inno di Mameli.

Gli italiani, su tutto questo, hanno il diritto di avere risposte e certezze. E chi, alla guida del governo o dell'opposizione, si appresta ad assumere le più grandi responsabilità, ha il dovere di assicurare tutto il suo impegno per garantirle, sapendo che prima di ogni altra cosa, al di sopra di ogni interesse di parte, c'è il bene comune, ci sono gli interessi nazionali.

Cordiali saluti,
Walter Veltroni
La risposta di B:

"La lettera di Veltroni è un altro effetto speciale che non possiamo accettare da lui perché non ha alcun titolo. Non può dare patenti di lealtà repubblicana l'erede del partito comunista".
"Solo chi ha scarsa dimestichezza - rincara - con procedure e regole costituzionali democratiche dimentica che il presidente del Consiglio del nostro Paese giura fedeltà alla Costituzione nelle mani del capo dello Stato". E ancora: "Veltroni non è la Consulta, dove per entrare tra l'altro serve la laurea".


Ditemi voi cosa rischiamo nel consegnare il Paese ad uno così: votate Pd e Walter che è meglio!

martedì 8 aprile 2008

Pdychiatric help

Geniali!

Diamogli una mano...

Pochi giorni alla fine della campagna elettorale e se vogliamo Pippo Civati alla Camera, dobbiamo dargli una mano anche dal punto di vista economico.
Un bel bonifico si fa con un click: io ci ho messo 242 sec (cronometrato), nonostante non abbia mai utilizzato questa modalità di pagamento.

Eccovi le coordinate bancarie:
  1. Monte dei Paschi di Siena, agenzia di Monza
  2. conto corrente n. 677929
  3. IBAN : IT86C0103020400000000677929
  4. intestato a Fausto Perego (mandatario elettorale)
Se non vi fidate del sottoscritto e pensate che voglia commettere degli illeciti, verificare l'IBAN e le altre info qui.

Il Lavoro Giovanile

Nuova iniziativa dei Giovani Democratici al Binario 7 di Piazza Castello con quattro candidati: il prof. Pietro Ichino, Alessia Mosca , Enrico Brambilla e Lucia Prina.

domenica 6 aprile 2008

Attenti all'errore

Repubblica pubblica tre immagini per evitare rischi di errore: così non si sbaglia.

Lo facciamo anche per il terrorizzato B, che, se no, non dorme più la notte.

Cento strade per giocare

Riporto paro paro parte dell'articolo di Monza la Città, poi mi dò una sistemata e raggiungo via Borsa (50 mt da casa mia).
Dalle 15 alle 18 i giardinetti di via Borsa, via Ferrari e via Giocosa si trasformeranno in un'enorme area feste, con saltimbanco, laboratori e molte altre attività. Parteciperanno scuole, oratori e associazioni di volontariato, oltre a quelle sportive. Enpa sarà presente insieme al Cdd proprio per la collaborazione nata tra le due organizzazioni qualche anno fa e per rendere più visibile questa sinergia.
L'iniziativa è stata anche sostenuta dal Consiglio di Circoscrizione Due di cui faccio parte.
Un ringraziamento al Presidente Marco Pozzi e ad Alessandro Panigada, rappresentante del Consiglio presso il GRTT2.

Paura, eh?

Ora B vuole far ristampare le schede per paura che i suoi elettori sbaglino a votare, mettendo la X su tutto il rettangolino della coalizione e non sul solo simbolo del partito di riferimento. Anche noi abbiamo segnalato questo rischio, ma chiedere di ristampare le schede denota un forte timore da parte di Silvio.

Aperitivo Giovane e Democratico


con Lucia Prina, Pippo Civati (è ufficiale: ha il dono dell'ubiquità) e Emanuela Baio.

sabato 5 aprile 2008

Dagli indecisi alle indecise

Iniziativa nata per caso da uno scambio di battute con Pippo sul suo blog.
Oggi alle 15 in Arengario, io, Monica Borgonovo, ma soprattutto Pippo Civati, tenteremo di convincere tre indecise croniche a votare Pd.
Tre generazioni diverse con tre pensieri diversi. Chi ha sempre votato destra e, delusa dalla politica, vuole cambiare, ma non ha il coraggio di esprimere la propria preferenza verso un partito di centrosinistra; chi, nonostante i 20 anni, non ha più fiducia in nessuno e, infine, chi vede nella SA la soluzione ai problemi dell'Italia.

Per una volta non si parla solo di indecisi, ma anche di indecise e in un partito che candida così tante donne nelle sue file è importante. Un'iniziativa divertente, ma con il suo perchè...

L'ironia di D'Alema

"Berlusconi a Napoli? Mi pare che la città abbia già abbastanza problemi..."

La rivolta nel Tibet è stata organizzata da Pechino?

Copio e incollo dal blog di Marcello Saponaro. Se fosse vero sarebbe davvero stupefacente.
Se fosse vero, la storia l’abbiamo già vista in altre parti del mondo (Genova compresa). L’email (presumo la catena) che ho ricevuto dice che la fonte è la Britain’s GCHQ, the Government Communications Agency. Ho provato a controllare su internet (servizio antibufale compreso) ma non ho trovato nulla che smentisse o confermasse la notizia.

Aggiornamento 4/4/2008
Ecco la risposta della GCHQ a una nostra email con richiesta di conferma e chiarimenti:

Susanna,
I can only confirm that the picture has nothing at all to do with GCHQ, nor have GCHQ been contacted by Gordon Thomas - the writer involved with this story. You might like to view the china.org.cn website that includes an item claiming to uncover the photograph as a ‘hoax exposed.’
Hope that is helpful.

Alan Thompson
Press Officer, GCHQ

Inoltre, sul sito cinese China.org.cn è stata pubblicata una smentita. Non sappiamo quanto “governativa” e quanto di propaganda. Appena riusciamo ad ottenere ulteriori riscontri vi aggiornerò qui sul blog.


The Economist sceglie Veltroni

Da una segnalazione di Silvia Ricordy sul Circolo Pd Barack Obama
Berlusconi? «Still unfit to lead Italy», ancora inadatto a governare l’Italia. Anzi: «Incapace di guidare una democrazia moderna». Cinque anni la prima stroncatura, il giudizio di The Economist sul leader del Popolo delle Libertà non cambia. E allora non ci sono dubbi: «Gli italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni».

Come da tradizione il prestigioso settimanale britannico prende posizione con un editoriale alla vigilia delle elezioni italiane. E come aveva già fatto nel 2001 e nel 2006 sceglie il centrosinistra. Allora toccò a Francesco Rutelli e Romano Prodi, oggi al leader del Partito Democratico Veltroni. Ma le motivazioni della scelta sono tutte legate alla bocciatura, durissima, di Berlusconi. «L'Economist, che chiese le sue dimissioni nel 1994, dichiarò che era inadatto a governare l'Italia – si legge nell’editoriale - La sua risposta fu una denuncia per diffamazione, che resta aperta. Il nostro giudizio, comunque. è stato ampiamente provato. Non solo sono continuate le accuse e i conflitti di interesse, ma lo stesso è stato per gli attacchi contro i giudici. Questi sono stati accompagnati in cambiamenti della legge disegnati per far sì che nessuna condanna possa sporcare il suo nome».

Poche illusioni, però, sul risultato che uscirà dalla urne: «L'Italia sarà governata da Silvio Berlusconi – scrive The Economist - Aggrappandosi a ciò che è familiare, gli italiani sperano paradossalmente nel cambiamento. Il loro, dopo tutto è un Paese dove “tutto deve cambiare affinchè tutto resti uguale”, secondo Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l'autore del Gattopardo, il grande romanzo siciliano. Forse sperano che riportando Berlusconi al potere si possa invertire questa massima e mantenere tutto uguale così da promuovere le riforme. Se è così, saranno delusi»
(L'originale dell'articolo di The Economist, lo potete trovare qui)

Come si vota?

Alla Camera

Al Senato



venerdì 4 aprile 2008

mercoledì 2 aprile 2008

Scuola, Università e Ricerca

Organizzato dal comitato Giovani Democratici di Monza e Brianza, il dibattito vedrà la presenza di ricercatori, docenti universitari e presidi di istituti medi superiori che porteranno le loro esperienze personali e richieste a tre personalità di rilievo della politica brianzola: Emanuela Baio Dossi (candidata al Senato), Ivan Scalfarotto (candidato alla Camera) e Pippo Civati (candidato alla Camera).
Il moderatore della serata sarà il prof. Paoletti dell'Università Bicocca di Milano.
Questa sera a Desio alle ore 21:00 in piazza Giovanni Paolo II, presso la Sala Consiliare del Comune